Tempo stimato di lettura: 2 min
Dal XII secolo della poesia trobadorica, attraverso la Scuola siciliana e il Dolce stilnovo, la letteratura racconta la figura femminile secondo una retorica che in molti assumono oggi come paradigma di romanticismo in contrapposizione con una narrazione più carnale della contemporaneità.
Ciò che sfugge è però la distanza strutturale tra l’immagine lirica e la donna concreta che è ridotta alla sua funzione di occasione poetica.
Nei testi siciliani o stilnovistici del XIII secolo, infatti, la donna diviene sempre meno soggetto e rimane sempre più al margine di molti componimenti dominati dalla centralità dell’esperienza emotiva maschile.
Se nella poesia trobadorica il rapporto amoroso uomo-donna viene vissuto come un servizio simile a quello tra vassallo e signore, la Scuola siciliana interiorizza il discorso lirico ed estremizza la distanza sociale tra le due componenti.
La donna si rarefà e astrae, non più interlocutore delle parole del poeta ma dispositivo retorico utile all’indagine degli effetti dell’amore come fatto naturale, come oggetto di un’analisi filosofica, psicologica oppure fisica.
Occasione di autoriflessione.
L’immagine del femminile salvifico che lo Stilnovo porta all’esasperazione riduce ulteriormente la complessità dell’amata che, privata delle fisicità e spiritualità proprie, è resa strumento di purificazione per il poeta che la canta.
La donna angelo che il maschile costruisce è la stilizzazione di un femminile funzionale alla propria ascesa morale, alla contemplazione di Dio e alla persecuzione della nobiltà dell’animo e del cuore.
“La donna stilnovista non ha però alcun potere per rifiutare tale immagine, mentre quella di oggi può farlo”.
adriana valente, dell’istituto di ricerche sulla popolazione e politiche sociali
Se da una parte è vero che negli ultimi decenni la complessità del femminile è progressivamente sempre più riconosciuta in diversi ambiti, è vero anche che la donna immaginata, generata dal pensiero maschile, resiste in contesti inattesi della contemporaneità.
Una forma di astrazione analoga si riscontra, ad esempio, in alcune narrazioni dell’ambiente ginnico maschile che, seppur non più attratto dal raggiungimento della salvezza divina e della nobiltà dell’animo, contribuisce a schiacciare la figura femminile con una funzionalizzazione non dissimile da quella delle liriche trecentesche.
Il ritratto del femminile cambia i suoi connotati angelici, per assumere i tratti dell'”infedele e traditrice” nella fantasia maschile: un dispositivo retorico per il raggiungimento di obbiettivi estetici e di traguardi ginnici, al pari di un protein shake.
Il fenomeno della evil cheating ex fantasy si manifesta in una narrazione tossica della donna, romanticizzata in senso vittimistico attraverso video motivazionali che alimentano uno stereotipo sempre più semplicistico e nocivo.

Il lessico è cambiato, ma lo schema metrico è il medesimo.
E chissà se scorgerò gli occhi di Cavalcanti o di Guinizzelli, guardando a fondo in quelli di un gymbro.










































