Speciale di natale
Odio le vacanze di Natale.
Non sono un Grinch, davvero.
Non è la gioia degli altri a infastidirmi, non odio il Natale per principio, né è un sentimento che riservo esclusivamente a questo periodo dell’anno. La stessa angoscia la provocano le vacanze di Pasqua e, per diversi anni, anche quelle estive.
Il problema sono i periodi di pausa: l’uscita forzata da ambienti pieni di stimoli e impegni prestabiliti.
Dal liceo in poi, le vacanze sono state per me motivo di pena più di qualsiasi compito in classe o verifica. Se dovessi stilare una classifica, in cima alla piramide dei momenti più detestati dell’anno ci sarebbero proprio quelle due settimane che concentrano tutto il peggio: freddo, buio e assenza di spazi personali.
Quest’anno, però, organizzo una spedizione nel nord della penisola italica e mi scopro entusiasta.
Credo.
Ho persino acquistato attrezzatura specifica: sono felice di vedere la neve e allo stesso tempo emozionata all’idea di tornare dal lontano Nord con regali discutibili per i miei amici, come una versione poco credibile di Babbo Natale.
Da New Yerkie ho portato nove outfit e un po’ di malinconia, che a Bolzano nascondo nelle federe.
Le giornate scorrono leggere: lo sguardo mi si riempie dei colori delle Dolomiti, delle bandiere palestinesi sugli edifici pubblici, delle finestre e strutture bolzanine.



Inspiro l’aria frizzante come se bevessi champagne.
La via più veloce per il cuore di un uomo passa per il suo stomaco.
Tiana, la principessa e il ranocchio



È incredibile che gli abeti esistano davvero.



La sera, però, tra i piumoni, quella malinconia cresce. Diventa tristezza e gocciola sul petto.
Il sole sorge più tardi se sei a valle.
Ho visitato Innsbruck, originariamente avamposto romano: posso quindi considerarmi ufficialmente in missione di perlustrazione.



Forse non si coglie la rilevanza della notizia, quindi la riporto con chiarezza:
io ero a Innsbruck,
quasi sillogismo, pseudo aristotele
Innsbruck è in Austria,
l’Austria non è in Italia,
io non ero in Italia.
Un evento di tale portata non si verificava da almeno otto anni.
Viaggiare resta comunque magnifico: fare la spesa in un altro Paese, adottare una routine provvisoria, adattarsi al luogo ospite.



Peccato per quella fossetta buia nel petto.
Il ritorno a New Yerkie diventa quasi un bisogno fisiologico. Le tensioni sottili e i sottotesti sociali mi affaticano, amplificando la sensazione di isolamento.

Doccia, lenzuola pulite e pigiama mi attendono
Niente potrebbe farmi stare meglio,
tranne il Capodanno.



Il fit spacca, preparo drink, parlo, canto. Sono di nuovo inserita nel tessuto sociale.

just a social butterfly
Il primo dell’anno, però, non sono felice. Come si dice:
Chi piange a Capodanno, piange tutto l’anno.
detto [non proprio] popolare
Ho perso le redini di quella malinconia, ora diventata una cascata violenta sullo sterno che scava e trascina via i detriti di ciò che prima mi dava speranza.
Per un’ulteriore settimana vivo anestetizzando con i reels la percezione cosciente della realtà che altrimenti mi provocherebbe una sofferenza che non saprei gestire.
Rientro alla base operativa di Lecce, dove è possibile fare inventario dei danni e iniziare, con calma e metodo, la ricostruzione di ciò che una tristezza profonda ha compromesso.
Il sole sorgerà anche a valle.
Tria bona
- bellissima bolzano
- inizio una nuova avventura in terapia
- sono tornata



























